Il romanzo giallo “i Rossi” del 2018, è il primo dei due romanzi incentrati sulle due maggiori “eccellenze venete”: l’industria e le opere d’arte. Il teatro degli avvenimenti è pur sempre l’Altovicentino e le sue tradizioni cimbre, ma il tema di fondo questa volta è il sorgere della rivoluzione industriale nel XVIII e nel XIX secolo. Il nascere dell’industria in quelle valli alpine, con al centro Schio e Valdagno, avviene ad opera di un’imprenditoria d’origine cimbra, composta da industriali i cui avi disboscarono le montagne e scesero poi a valle. Al centro del romanzo spicca la figura di Alessandro Rossi (1819-1898), uno dei più grandi industriali italiani e l’ideatore di un welfare aziendale avanzato e, per quei tempi, rivoluzionario. La vicenda narrata nel libro si svolge nel 1970, un’epoca a cavallo tra la spinta innovatrice dei movimenti di protesta degli anni 60 e l’involuzione terroristica del decennio successivo.
Ruppe gli indugi e affrontò decisa la strada deserta. Giunta alla chiesetta, girò a destra per imboccare il viale ombreggiato dai platani che attraversava il parco. L’atmosfera serena di quel giardino romantico sciolse per un istante l’angoscia che le toglieva il respiro. Si guardò intorno: all’ombra degli alberi l’aria era frizzante e pro-fumava di fiori di maggio e d’erba novella.
A lei parve che nessuno l’avesse vista giungere fin lassù e in seguito si appurò che, in effetti, nessuno la scorse percorrere il viale alberato e nemmeno scendere la lunga scalinata che dal parco portava alla piazza. Da quel momento, insomma, nessuno la vide più.”
La sera prima si era svolta una festicciola nel magazzino d’ortofrutta di Giorgio Chemello, due stanzoni imbucati in una stretta via del centro storico. Una cosa alla buona, un incontro fra amici. Ed è stato proprio da lì, da quella innocente riunione fra ragazzi, che ha preso avvio la tragica vicenda segnata dal susseguirsi d’efferati omicidi.
Chi è il colpevole? E qual è il movente? Il maresciallo Giovanni Piconese indaga, in un’estate al tempo stesso torrida e piovosa, intuendo un po’ alla volta che dietro alla catena di delitti si nascondono altre trame e altre persone, più pericolose di quanto lui stesso abbia fino a quel momento immaginato.
Siamo nel 1970, l’anno che dà inizio al progressivo tramonto della grande voglia di libertà e di cambiamento del decennio precedente: l’inquietudine di quei giorni di mezzo, sospesi tra le speranze degli anni sessanta e i primi segnali di terrore, permea l’intera vicenda.
L’inchiesta ben presto si complica, il mistero s’infittisce e coinvolge altri luoghi, altre persone, altri orizzonti: dall’altovicentino al Salento, da Milano a Francoforte, da Cesenatico a Reggio Emilia
I Tzimber, i boscaioli cimbri d’origine thodesca, non si sono mai estinti. Sono scesi dai monti nelle sottostanti valli alpine e sono diventati produttori – operai e imprenditori – creando, passo dopo passo, un comparto industriale, tessile e metalmeccanico, che già nell’Ottocento era fra i più importanti d’Italia e d’Europa.
Quando è stato necessario si sono schierati gli uni contro gli altri, dando vita a una lotta di classe dura e spietata.
Dalla grande epopea ottocentesca, ai giorni della rivolta giovanile e operaia degli anni Sessanta, in un giallo appassionante che attraversa l’Italia intera