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L’Ultima Anguàna

Il romanzo giallo “L’ultima Anguàna” è uscito nel 2011ed è stato il secondo romanzo pubblicato da Umberto Matino. Il racconto trascolora dalle tinte tenui e bucoliche degli assolati pascoli estivi a quelle scure e tragiche del noir. Il romanzo è stato accolto subito dal favore dei lettori e della critica, dando luogo a numerose ristampe e giungendo finalista al Premio Cortina e vincitore a GialloLimone-Piemonte. Anche ne “L’ultima Anguàna” – la ninfa delle sorgenti del folklore cimbro – la storia è ambientata tra i monti dell’Altovicentino e nella vicenda dei tre fratellini che vivono un’estate d’avventure a Posina sono presenti riferimenti autobiografici dell’autore e dei suoi fratelli che negli anni cinquanta trascorsero una lunga vacanza proprio in quei luoghi. La vicenda si svolge in tre sezioni temporali differenti: la prima nel 1956 e racconta gli avvenimenti di quell’estate; la seconda nel 1968 quando si svolge l’indagine poliziesca; la terza nel 1948 che conclude la storia narrandone le premesse. Il romanzo è stato riedito, ricco di note e illustrazioni, nel 2017 da Biblioteca dell’Immagine.

E’nell’estate del ’56 che ha avuto inizio la vicenda? O è stato invece nel ’48, nell’atmosfera di odi e rancori che la guerra aveva lasciato dietro di sé?

Il brigadiere Baldelli viene incaricato di indagare su quei vecchi avvenimenti e torna nella piccola valle alpina dove aveva iniziato la propria carriera.
La valle si è ormai trasformata: sono scomparsi i campi e i prati e un fitto bosco selvatico avvolge le contrade, sempre più deserte e desolate. Eppure quando nel ’56 i tre fratellini Vito, Pino e Marilù, erano andati lassù in villeggiatura, una bucolica atmosfera alpestre aveva fatto da sfondo ai loro giochi infantili. I boschi e i monti parevano popolati da esseri magici e da alberi fatati, e ovunque aleggiava la presenza delle Anguàne, le favolose ninfe delle fonti, metà donne e metà serpenti. In quella valle appartata ogni luogo, ogni parola, rimandava all’antico dialetto todesco dei mitici Cimbri, i Tzimber, il popolo dei boschi, delle miniere e delle fucine.
Ma cosa accadde lassù in quell’estate lontana?
Come mai la spensierata vacanza prese improvvisamente una piega drammatica? Il brigadiere Baldelli investiga, cerca, interroga, e un po’ alla volta scopre le verità inconfessabili, i rancori tenaci, i delitti nascosti che hanno avviluppato tutti i
protagonisti di quella storia in una tragica ragnatela.

Panorama di Posina negli anni ‘30

Quando scende la sera nelle valli alpine, diventa abissale la differenza fra i piccoli borghi montani e le città. La diversità ha un nome preciso e si chiama buio. Un buio spesso, profondo, mobile, onnivoro, che ingoia le contrade. Un buio immenso e avvolgente, un buio nero che trasforma qualunque suono in paura.

L’Ultima anguàna, un giallo che unisce storia, fiaba e leggenda. Una narrazione scabra e delicata che trascina il lettore in un vortice di avvenimenti drammatici.

Approfondimento
“I cimbri, i protestanti & gli imprenditori: storie vicentine fuori dagli schemi” (prima parte)