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La cattiva terra

Valgono una fortuna, i rifiuti. Sono il nuovo oro. E così, in una gelida mattina di febbraio del 1987, il maresciallo dei carabinieri Giovanni Piconese e il brigadiere Giacomo Zanella si ritrovano al valico di Priabona, nell’Altovicentino, a indagare sull’omicidio di un camionista che trasportava rifiuti tossici. Per dipanare un intrigo che assomiglia a un gioco di specchi, c’è bisogno della testa fine di Piconese, un Maigret di provincia con la sigaretta al posto della pipa, la medesima attitudine a comprendere l’altrui psicologia e una moglie e quattro figli che lo aspettano a casa.
Le cose, però, si complicano subito per Zanella. “Cintura nera” di storia locale, profondamente legato alla sua terra, il brigadiere deve partire in fretta e furia per il Mezzogiorno. L’inchiesta lo esige, c’è una pista da seguire. E allora le atmosfere incantate delle Prealpi, i cui abitanti – i cosiddetti cimbri – parlano un arcano dialetto e sono d’origine tedesca, cede al Salento arso dal sole e battuto dal vento. Pure lì le radici della gente rimandano ad altri luoghi, di là dal mare, ma anche lì il marcio è quello di sempre che cova ovunque nella stessa maniera. Per un attimo il Nordest sembra rispecchiarsi nel Sudest. Ma è già tempo di ripartire e tornare a Settentrione. Che c’entrano i fantasmi degli antichi briganti, ribelli alla Serenissima Repubblica di Venezia, con un’oscura organizzazione che smaltisce rifiuti illegalmente?

Autore di popolari romanzi ambientati nel Triveneto, Umberto Matino narra delle identità che nascono a cavallo di confini evanescenti e si nutrono dell’intrecciarsi di culture diverse. La cattiva terra racconta una delle tante facce del Nordest locomotiva d’Italia, culla di patrie vere e fasulle, e di una nuova leva di “imprenditori” che ha un solo credo: i schèi.

Il Prologo del romanzo

Storia e Geografia

“Succede spesso che gli avvenimenti siano influenzati dalle caratteristiche dell’ambiente ove accadono. Non è quindi un caso che uno dei sinonimi dei verbi “avvenire” o “accadere” sia, appunto, “avere luogo”. Similmente, anche i luoghi traggono forma, carattere e colore dalle vicende umane che in essi si svolgono o che si sono svolte in passato.
Storia e Geografia sono pertanto difficilmente separabili perché sempre si fondono e si confondono tra loro. Da millenni, inoltre, la gente viaggia, esplora, emigra, si sposta di paese in paese portando con sé la propria cultura e la propria lingua. Gli abitanti del sud si trasferiscono al nord e i settentrionali si recano in meridione, così facendo tutti costoro scoprono nuovi e differenti paesaggi: ardite vette alpine o selvagge scogliere marine, convulse città industriali o antichi paesi immobili sotto il sole meridiano.

Anche le storie e le leggende, che da quei mondi diversi e distanti avevano tratto la propria origine, vengono portate con sé e raccontate ai nuovi compaesani, alle tante persone che s’incontrano lungo la via. Ed è proprio in tal modo che i miti viaggiano e si contaminano tra loro e pure le fiabe e i riti e perfino i santi patroni trasmigrano da un paese all’altro.
Col trascorrere degli anni gli intrecci di luoghi e di persone, di paesaggi e di culture, vanno a costituire l’humus vitale dal quale traggono alimento nuove storie dalle molteplici e variopinte sfaccettature. Può allora accadere che un racconto di poco conto letterario – com’è un romanzo giallo – assuma anch’esso un suo singolare accento frutto di tali umane commistioni.”

Un thriller ricco di tensione che avvince il lettore con atmosfere cupe e fatti inquietanti.

Un noir che tesse una trama insolita intrecciando i fili di storie vere e di leggende antiche.

Un racconto suggestivo che ambienta le vicende in paesaggi montani, in valli boscose e contrade appartate.

Un romanzo-cult che ha fatto scoprire a migliaia di lettori il senso della propria storia e delle proprie origini.